Post cattura

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Video di Ivan Mazzon e Roberto Sacchet

POST CATTURA

Fin dall’antichità l’uomo ha sviluppato numerosi metodi per catturare animali selvatici, inizialmente con finalità di sussistenza legate all’approvvigionamento di carne e pellicce. Tra questi, l’uso delle trappole rappresenta una pratica molto antica che solo nel corso dell’ultimo secolo ha assunto un ruolo del tutto nuovo, diventando uno strumento fondamentale per la ricerca scientifica e la conservazione della fauna.

La cattura di un animale selvatico è infatti un momento estremamente delicato, ma anche di grande importanza scientifica. Essa consente di raccogliere informazioni preziose sullo stato di salute, sul profilo genetico e su numerosi altri aspetti biologici degli individui. Inoltre, permette l’applicazione di dispositivi come radiocollari e marche auricolari, strumenti indispensabili per studiare la distribuzione spaziale degli animali, il loro comportamento, la selezione degli habitat, la dinamica delle popolazioni e, in alcuni casi, persino aspetti fisiologici.

È indubbio che la cattura rappresenti un evento stressante per l’animale e che, spesso, l’opinione pubblica percepisca queste attività in modo negativo. Tuttavia, negli ultimi anni la ricerca scientifica ha posto grande attenzione al benessere animale, sviluppando tecniche e protocolli sempre più rigorosi con l’obiettivo di ridurre al minimo l’impatto della cattura sugli individui coinvolti. Le trappole utilizzate oggi sono infatti il risultato di un’evoluzione continua, pensata per limitare il più possibile i traumi fisici. Allo stesso tempo, i protocolli operativi prevedono tempi di intervento molto rapidi e modalità di gestione estremamente precise, calibrate sulla specie oggetto di studio, così da ridurre le alterazioni comportamentali nel periodo successivo alla cattura.

Nel caso del lupo, uno degli strumenti più efficaci si è dimostrato essere il laccio al piede. Questo dispositivo è progettato per assorbire la trazione esercitata dall’animale nel tentativo di liberarsi e per consentirgli un’ampia libertà di movimento, pur con un arto bloccato, evitando il rischio di fratture o posture innaturali.

Nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, il primo lupo catturato è stata una femmina storica, capobranco del primo branco documentato all’interno dell’area protetta, successivamente battezzata Novi. La cattura è avvenuta nel settembre 2022 mediante uno di questi dispositivi, collegato a un sistema di allarme che ha segnalato immediatamente lo scatto del laccio alla squadra operativa. La squadra operativa ha raggiunto l’animale in circa 15 minuti e ha proceduto all’immobilizzazione farmacologica prima di iniziare le operazioni di manipolazione: visita sanitaria generale, prelievi di sangue e pelo, raccolta delle misure biometriche e applicazione del radiocollare GPS. Al termine delle procedure, la lupa è stata trasferita in un’area idonea al rilascio, lontana da dirupi e salti di roccia — un’operazione particolarmente complessa sui Piani Eterni — ma comunque prossima al sito di cattura. Una volta risvegliata, il radiocollare ha iniziato a trasmettere dati sugli spostamenti già dopo pochi minuti. Le informazioni raccolte hanno mostrato che Novi ha ripreso a muoversi nel giro di poche ore, probabilmente per ricongiungersi al resto del branco, rimasto con i cuccioli di circa quattro mesi. Dopo una giornata di riposo, la sera successiva ha ricominciato le normali attività, verosimilmente legate alla caccia. Le numerose videotrappole presenti all’interno dell’area protetta hanno permesso di documentare più volte, nei mesi successivi, la lupa insieme ai suoi cuccioli, in comportamenti del tutto naturali e senza alcun segno di disagio legato alla presenza del radiocollare.

Ad oggi, nell’ambito del progetto di radiotelemetria avviato dal Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi in collaborazione con il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Sassari, sono state catturate altre due lupe. Grazie ai dati raccolti sarà possibile ottenere informazioni uniche nel contesto alpino, fondamentali per approfondire la conoscenza di aspetti ancora poco noti del comportamento del lupo, una specie tanto affascinante quanto complessa.

Testo di Liliana Costanzi – Università degli Studi di Sassari, Dipartimento di Medicina Veterinaria